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Stato dell'arte della PA piemontese 2008

Presentazione del documento: "Valutazione dell'accessibilità dei siti web della PA piemontese 2008".

a cura di: Andrea Di Pizio | 2 febbraio 2009

L'analisi del 2008 prosegue le indagini già svolte nel 2005 e nel 2006 con l'obiettivo di fotografare lo stato dell'arte dell'accessibilità dei siti istituzionali. La ricerca rientra in una rosa di attività della Regione Piemonte e del LAU che si propongono l'obiettivo di costituire un "Centro di Monitoraggio sull'accessibilità del territorio piemontese" che assolva la funzione di osservatorio della qualità dei siti web della P.A., alla luce dei requisiti tecnici normativi, e sia in grado di analizzarne problematiche ed evoluzioni.

È stato raccolto un campione di 405 siti web della PA piemontese, composto dal sito della Regione Piemonte, le 8 Province, le Asl e i comuni con più di 1500 abitanti. I siti sono stati analizzati attraverso una metodologia ideata dal LAU che comprende valutazioni legate ai requisiti tecnici richiesti dalla normativa e valutazioni aggiuntive di tipo qualitativo. I singoli report, redatti dal personale del LAU, sono stati datati e archiviati in modo che il singolo ente possa eventualmente richiederne la visione.

Grafico risultati Stato dell'arte PA piemontese 2008

I provvedimenti legislativi in materia di accessibilità del 2004 e 2005 avevano indicato chiaramente quale doveva essere la direzione che la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto intraprendere allo scopo di fornire servizi web realmente utili e fruibili da tutti i cittadini. I risultati emergenti da questa indagine attestano che la distanza da percorrere è ancora lunga. Il primo dato emblematico indica che una percentuale ristretta (21,48%) riesce a superare il primo requisiti tecnico della Legge Stanca, contenente le grammatiche formali di riferimento per la realizzazione delle pagine web. Una percentuale ovviamente minore (9,14%) dei siti web della PA piemontese risulta conforme alla normativa, ovvero risponde positivamente a tutti i requisiti tecnici della Legge Stanca.

Solo questi due risultati attestano la portata del problema: malgrado esista una normativa contenente i parametri di riferimento per una realizzazione secondo criteri di qualità, la maggior parte delle amministrazioni ignora queste prescrizioni e continua a costruire i siti istituzionali con tecniche fuori standard. I valori più bassi della statistica vengono toccati quando si va a verificare la presenza di contenuti multimediali. Solo il 2,22% presenta filmati o file audio e ancora meno (0,25%) si preoccupa di renderli direttamente accessibili (provvedendo a sottotitolazioni o trascrizioni testuali). Questo significa che la maggioranza dei siti non risulta formalmente accessibile anche se presenta le informazioni in forma molto semplice (quasi sempre testuale), ovvero non contiene al suo interno elementi avanzati di interazione con l'utente. Persistono consuetudini negative nelle scelte grafiche: solo una parte minoritaria (26,67%) gestisce i colori in modo appropriato, garantendo un contrasto sufficiente tra il testo in primo piano e i lo sfondo.

Dati migliori si registrano quando si va a verificare l'utilizzo dei fogli di stile esterni al codice (X)html, che garantirebbero una maggiore flessibilità, manutenibilità e portabilità delle pagine. L'88,44% li utilizza, anche se è necessario aggiungere che la percentuale cala al 55,80% quando si va a verificare se i fogli di stile vengano utilizzati in modo organico per gestire tutta la presentazione (formattazione, spaziamento e posizionamento degli elementi). Ancora minore è la percentuale che presenta fogli di stile dedicati a dispositivi di output diversi dal browser grafico: ad esempio i fogli di stile per la stampa vengono inseriti dal 27,16% dei siti.

Il fatto che questa percentuale coincida più o meno con quella dei siti web gestiti con un CMS (57,04%) è sintomatico. I siti statici (costruiti a mano, pagina per pagina) rappresentano infatti un vecchio modo di pensare al web che, oltre a non permettere la gestione avanzata e l'aggiornamento costante di grandi flussi di notizie o la creazione di archivi dinamici, spesso non consentono quel controllo grafico su tutte le pagine che nei CMS è garantito automaticamente dal foglio di stile generale. L'altro grande vantaggio dei siti gestiti con i CMS, che li differenzia dai siti statici, è che gran parte di essi (78,35%) presenta un motore di ricerca, strumento fondamentale per la trovabilità delle informazioni.
Un dato negativo è sicuramente quello relativo alla presenza dei file allegati (pdf, doc, ppt): solo il 2,47% si preoccupa di rendere questi documenti direttamente accessibili, ovvero correttamente leggibili anche attraverso uno screen reader. È un dato su cui riflettere proprio perché i siti delle amministrazioni hanno spesso esigenza di inserire nelle pagine documenti scaricabili per i cittadini.

I numeri fin qui analizzati dipingono un panorama che lascia ben pochi dubbi sulla portata delle problematiche di accessibilità: gli stimoli del legislatore non sono stati recepiti in maniera organica. Molti siti sono stati realizzati diversi anni fa e ancora portano le tracce del momento storico in cui sono venuti alla luce; appare ancora diffusa la tendenza a gestire il sito con un approccio di stampo amatoriale. Se si fossero esclusi dalle valutazioni i pochi "esempi eccellenti" la qualità media registrata risulterebbe ancora più bassa. In chiave comparativa con le rilevazioni condotte nel 2005 e 2006 l'azione di rinnovamento dei siti web degli enti locali è cresciuta in termini percentuali ma non è stata così significativa da poter dichiarare vicino l'obiettivo dell'accessibilità. Il problema centrale è quello che definiremmo la "mancanza di cultura del web", ovvero una concezione primordiale del mezzo che non consente ancora di sfruttarne le potenzialità. I numeri attestano che coloro che si occupano di gestire i siti della PA fanno ancora fatica a utilizzare i linguaggi standard e le tecniche consolidate per rendere le informazioni fruibili da parte delle categorie svantaggiate. Sembra che non sia ancora passata la concezione del web come strumento potenzialmente flessibile e con codici di comunicazione unici che presuppongono, per avere una interazione efficace, un costante aggiornamento delle conoscenze da parte di chi realizza i contenuti. Al di là del concetto di accessibilità, molti siti appaiono anacronistici se confrontati alla velocità di evoluzione di soluzioni avanzate per il web. Una parte consistente appartiene alla categoria dei cosiddetti "siti vetrina" e contiene informazioni esclusivamente testuali che, oltre ad essere non accessibili per problemi tecnici, risultano spesso poco approfondite, non aggiornate e caratterizzate da una scarsa interattività con gli utenti.

Il coinvolgimento degli utenti, la loro soddisfazione, l'idea di proporre servizi ricchi sia dal punto di vista informativo (video, file audio) che dell'interazione (ricerche avanzate, personalizzazioni) sono tutti aspetti che ancora mancano nella maggioranza dei siti della PA. Il rischio che non bisogna correre è quello di generare un paradosso: ovvero che i cittadini, che già usufruiscono in massa di soluzioni avanzate e contribuiscono alla costruzione del web (blog, applicazioni web 2.0, portali di social networking), siano più avanti delle amministrazioni.

Per questo, a nostro parere, lo scenario descritto non potrà essere reso conforme senza interventi strutturali:

  • la costruzione di servizi web non può più essere affidata all'improvvisazione: chi progetta e realizza pagine web deve necessariamente fare ricorso a linguaggi e tecniche standard;
  • il ritmo di evoluzione del mezzo informatico rende ancora più necessarie le iniziative di sensibilizzazione e formazione che hanno l'obiettivo di divulgare "la cultura del web" e azzerare il gap di conoscenza;
  • se l'obiettivo è creare servizi soddisfacenti per i cittadini, l'esperienza degli utenti, abituati ad utilizzare soluzioni avanzate, impone alle amministrazioni un costante aggiornamento;
  • sarebbe auspicabile divulgare approcci e tecniche, diffondere strumenti e soluzioni pronte, seguire e motivare il personale non tecnico delle PA affinché le leggi sull'accessibilità non siano vissute come un freno ma come un'opportunità.

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