Home > progettare > usabilità: architettura dell'informazione > Classificare per i cittadini. Ovvero, le faccette al servizio dell'usabilità.
L'applicazione del metodo di classificazione a faccette ai servizi web della Pubblica Amministrazione piemontese: un esperimento per aumentare la reperibilità delle informazioni e agevolare l'uso dei servizi interattivi.
a cura di: Maria Elisabetta Lai | 29 novembre 2005
L'interesse per le faccette è nato quando in azienda si è fatta strada l'ipotesi di un motore di ricerca dedicato ai servizi on line della Pubblica Amministrazione piemontese.
Insieme all'idea di creare uno strumento capace di reperire le informazioni utili al cittadino, c'era anche l'intenzione di agevolare la ricerca, considerando l'estraneità del potenziale utente rispetto ai contenuti specialistici dei siti istituzionali.
Insomma, dar vita a uno strumento innovativo, capace di consentire ricerche soddisfacenti e orientare l'utente nel corso della ricerca, guidandolo fra i risultati ottenuti e proponendogli ulteriori percorsi.
In siti complessi cercare informazioni può essere complicato sia in fase di ricerca libera, sia in fase di navigazione link per link: l'idea guida del progetto era quindi quella di fornire di volta in volta all'utente una sorta di collocazione semantica degli elementi trovati, e mettere a disposizione uno strumento capace di integrare searching e browsing.
A complicare le cose, la consapevolezza che la "(ri)trovabilità" dei contenuti è un fattore discriminante per l'usabilità dei siti.
Le ricerche in rete possono essere un'esperienza frustrante per l'utente che fatica a trovare le informazioni che cerca: spesso infatti le classificazioni utilizzate nel web risultano incoerenti e, per questo motivo, non consentono di comprendere il modello concettuale che sta alla base della categorizzazione del contenuto informativo del sito.
Di qui la decisione di coinvolgere gli utenti fin dalle prime fasi del progetto e, parallelamente, di rivoluzionare l'approccio nei confronti della classificazione delle informazioni e dei servizi presenti sui siti della PA.
Al momento di individuare un modello per la tassonomia, la scelta è caduta sulla classificazione a faccette (Facet Classification), tecnica nata in ambito biblioteconomico e venuta recentemente alla ribalta in ambiente digitale.
La classificazione a faccette utilizza proprietà e relazioni fra i contenuti e sfrutta le potenzialità dei metadati: questo vuol dire che oggetti complessi possono essere rappresentati attraverso una pluralità di attributi, e quindi classificati in modo multidimensionale, "sfaccettato" appunto.
Questa logica, se pure molto simile a quella dei database relazionali, presenta alcuni valori aggiunti:
La teoria (a proposito della quale è possibile leggere in rete gli articoli di Claudio Gnoli e Luca Rosati), si basa sul principio di descrivere una disciplina riconducendola a un certo numero di caratteristiche che ne identificano gli aspetti semantici fondamentali, le faccette, attraverso qualità persistenti e immutabili.
Ciascuna faccetta, poi, si articola in una serie di fuochi, ovvero l'insieme dei valori che la faccetta può assumere di volta in volta.
Semplificando, significa che qualunque oggetto, o concetto, può essere variamente descritto, a seconda della prospettiva dalla quale lo si affronta.
Ad esempio, il contenuto informativo di questa url può essere "scomposto" nelle faccette:
Le faccette individuate assumono, nel caso specifico, i seguenti valori:
In sostanza, tener conto della "multidimensionalità" in fase di classificazione significa mettere a disposizione dell'utente che effettua la ricerca una molteplicità di parametri di ricerca, da utilizzare in molteplici combinazioni.
Lo spiega bene Vittorio Marino:
possono essere applicati contemporaneamente diversi criteri di divisione: questo ha la conseguenza di aumentare notevolmente il numero di esigenze di ricerca e di interrogazione soddisfatte, senza rinunciare alla coerenza della classificazione.
L'ambito di applicazione della sperimentazione è l'insieme dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione piemontese sul web.
In particolare, si è scelto come caso di studio il tema della certificazione on line, interessante per il fatto che è trasversale a numerosi ambiti disciplinari, vicino ai bisogni del cittadino e, proprio perché attinente alla quotidianità, presente sulla maggior parte di siti pubblici, soprattutto comunali.
L'attività, che è stata svolta grazie alla collaborazione di un architetto dell'informazione e un biblioteconomo, ha richiesto:
Ad esempio, l'originale "proprietā" è diventato "grado di interattività".
Ad esempio, digitando come criterio di ricerca il termine "certificato", il sistema reperirebbe tutti i documenti classificati come certificati, ma anche tutti quelli associati ai sinonimi "attestato, attestazione, dichiarazione, documento".
La molla che muove la sperimentazione è la volontà di migliorare la qualità dell'esperienza di ricerca in rete, rispettando le aspettative degli utenti.
I fronti su cui ci si è mossi sono molteplici.
Superare le tassonomie tradizionali, spesso ambigue, non esaustive, o autoreferenziali, a favore di un approccio più aderente alle esigenze e alle esperienze degli utenti.
Prevedere molteplici chiavi di accesso all'informazione, per aumentare le probabilità di successo e, nello stesso tempo, circoscrivere l'ambito della ricerca a vantaggio della pertinenza dei risultati.
Incrementare la facilità d'uso suggerendo ulteriori percorsi di ricerca e cercando di "interpretare" le intenzioni dell'utente attraverso il vocabolario controllato.
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