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Tra accessibilità e usabilità

Un sito accessibile e usabile è un ambiente solido e accogliente, progettato secondo regole condivise, che raggiunge obiettivi di stabilità e di funzionalità.

a cura di: Vincenzo Mania | 14 novembre 2005


Negli ultimi anni si è registrata una crescente sensibilità, a livello istituzionale e sociale, verso le problematiche riguardanti l'accessibilità e l'usabilità dei siti internet. Tale tendenza è indice di una sempre maggiore consapevolezza delle potenzialità del Web, divenuto una straordinaria fonte di informazioni e di servizi.

Accessibilità e usabilità realizzano apparentemente obiettivi diversi: la prima punta a garantire un accesso universale al Web e quindi non è rivolta solo ai disabili in senso stretto, ma anche a chi soffre di disabilità temporanee, chi ha attrezzature obsolete, chi usa sistemi poco comuni, chi dispone di connessioni particolarmente lente… La seconda punta invece l'attenzione sulla soddisfazione degli utenti, e non di tutti gli utenti ma solo di quelli per i quali il sito è stato pensato. Se dunque l'accessibilità ha come obiettivo primario l'universalità dell'accesso, l'usabilità focalizza l'attenzione sugli utenti individuati come target del sito.

Ma la differenza sostanziale emerge quando si guarda ai rispettivi metodi.

Per quanto riguarda l'accessibilità, si va dalle verifiche tecniche della conformità dei prodotti alle linee guida sull'accessibilità; alle validazioni, che attraverso l'uso di strumenti automatici o semiautomatici rivelano gli errori formali; fino alle verifiche di compatibilità, attraverso le quali si testano i prodotti con i principali dispositivi per assicurare la fruibilità delle pagine su differenti browser, con differenti risoluzioni, con differenti dispositivi.

Sul fronte dell'usabilità, tra le metodologie più usate si possono annoverare i test con utenti, che consistono nell'osservazione del comportamento di persone, estranee al progetto di valutazione, che interagiscono con l'interfaccia che è oggetto di indagine; alle analisi euristiche, e cioè l'attività di un piccolo gruppo di esaminatori, che attraverso una lista di regole determinano il grado di conformità del progetto con i principi dell'usabilità e forniscono quindi una base per l'identificazione dei problemi e delle soluzioni; alla simulazione cognitiva, che attraverso l'analisi di esperti di valutazione con un livello di esperienza molto elevato analizza i meccanismi sottostanti a ciascuna operazione e cerca di spiegare perché l'utente dovrebbe scegliere una determinata azione piuttosto che un'altra.

A ben vedere, nell'ambito dell'accessibilità, lo scopo di garantire l'universalità dell'accesso ai contenuti del Web viene perseguito focalizzando l'attenzione prevalentemente sulle questioni tecniche del codice delle pagine. In particolare, si opera al fine di risolvere quei problemi di accessibilità dovuti o a condizioni di disabilità fisiche temporanee o croniche (cecità, sordità, dislessia, epilessia, ipovisione) o a condizioni di "disabilità tecnologica" (uso di attrezzature obsolete, sistemi poco comuni, o connessioni lente).

Alternativamente, lo scopo principale dell'usabilità è di studiare l'interazione tra l'utente e il sito, o tra l'utente e la singola pagina web, con l'obiettivo di mettere in luce gli ostacoli alla comprensione e ad una facile fruizione delle informazioni e/o dei servizi proposti. A partire da analisi accurate e test ad hoc, gli esperti di usabilità tendono a fornire raccomandazioni pratiche e precise regole per migliorare l'esperienza dell'utente (la cosiddetta "user-experience") in un determinato contesto d'uso.

La differenza sugli obiettivi e sui metodi sfocia apparentemente in un conflitto: l'accessibilità, così come è concepita ad esempio nelle WCAG ma anche nei 22 requisiti della legge Stanca, rivolge le sue raccomandazioni allo sviluppatore tralasciando più o meno completamente di occuparsi del rapporto tra il prodotto "accessibile" e l'utente finale.
L'usabilità invece lavora essenzialmente sull'interazione tra la pagina e gli utenti, o meglio le specifiche categorie di utenti considerate come pubblico di riferimento dei prodotto da sottoporre a verifica.

Ma non bisogna farsi trarre in inganno da banali categorizzazioni: gli esperti di accessibilità e quelli di usabilità hanno più caratteristiche e obiettivi in comune di quanto si pensi. Anzi, in alcuni casi, i loro ruoli si sovrappongono.
Una sovrapposizione netta tra i criteri dell'accessibilità e quelli dell'usabilità si ha in quelle raccomandazioni di accessibilità che mirano agli aspetti cognitivi dell'interazione dell'utente con la pagina:

  • fornire informazioni contestuali
  • fornire chiari meccanismi di navigazione
  • utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile

A ben vedere anche questi sono obiettivi dell'usabilità.
Diventa quindi necessario che chi fa accessibilità si avvicini all'usabilità: non basta, ad esempio, la buona volontà e la professionalità dello sviluppatore per essere certi di aver prodotto pagine web scritte in modo chiaro e comprensibile.

Gli sviluppatori di pagine web trovano nei 22 requisiti della Legge Stanca e nelle WCAG 1.0 una serie di regole, criteri e tecniche che si pongono come riferimenti essenziali per realizzare prodotti accessibili. Tuttavia, chi implementa pagine web accessibili, oltre ad usare un codice corretto per strutturare in modo flessibile le informazioni, non deve trascurare problematiche tipiche dell'usabilità come le questioni relative alla comprensibilità dei testi, alla chiarezza espositiva, alla facilità di navigazione. Da qui, la necessità di organizzare opportuni test di usabilità che si pongono come gli strumenti più adeguati per orientare chi si occupa di costruire siti web verso una sempre maggiore attenzione alle reali esigenze degli utenti finali.

Ne consegue che usabilità ed accessibilità si pongono in un rapporto di costante interazione e supporto: non può esserci un sito accessibile che non sia anche usabile e viceversa.

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