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Le politiche di accessibilità nell'Unione Europea

Da un articolo su un'importante rivista europea, interessanti dati sullo stato della e-Inclusion e dell'accessibilità in Europa ed informazioni sulle normative e strategie comunitarie che puntano ad incrementarle.

a cura di: Filippo Pusset | 4 maggio 2010


1. Introduzione

Sul "Journal of Legal Technology Risk Management[Link esterno]", importante rivista sui temi delle norme legali legate a tecnologia e business, è stato recentemente pubblicato un articolo dal titolo "Update on e-Inclusion and e-Accessibility policy at European level[Link esterno]". L'articolo di Paul Timmers, responsabile della ICT Unit for Inclusion dell'Unione Europea, fornisce un panorama dello stato attuale della e-Inclusion a livello europeo, in particolare riguardo all'accessibilità dei servizi ICT.

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2. Lo stato della e-Inclusion in Europa

Al momento, si stima che una percentuale compresa tra il 30 e il 40% della popolazione europea non tragga pienamente beneficio dalla società dell'informazione. In particolare, alcuni dati sull'utilizzo di Internet sono illuminanti: tra gli anziani, 43 milioni di persone di età compresa tra 55 e 64 anni e 37 milioni di età compresa tra i 65 e i 74 anni non usano Internet (meno del 20% del totale degli over 65 ne fa uso). Tra i fattori che portano a non navigare su Internet ci sono anche il basso livello di educazione (74 milioni di persone dal basso livello di scolarizzazione non utilizzano la Rete) e la disoccupazione (20 millioni di disoccupati non navigano).

Dai dati presentati si evince che sarà necessario un grosso sforzo anche per garantire l'accessibilità dei servizi forniti: tra i programmi televisivi offerti da reti pubbliche dell'UE solo 1/3 hanno sottotitoli; servizi di comunicazione di emergenza accessibili a tutti sono disponibili solo in 7 stati dell'Unione; non più del 3% dei siti web commerciali e del 5% di quelli governativi erano pienamente accessibili nel 2007.

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3. Le politiche per la e-Inclusion e l'accessibilità in Europa

Le tematiche dell'inclusività e dell'accessibilità dei servizi telematici sono trattate in diversi tipi di politiche economiche e sociali UE: leggi su questi temi sono presenti nel quadro legislativo che regola l'occupazione, il mercato interno e la comunicazione pubblica.

Tra i documenti più recenti in merito, vi sono il frame work Single Market for the 21 st Century[Link esterno] (2007) e la Renewed Social Agenda[Link esterno] (2008).

Entrambi questi documenti definiscono la e-inclusion e l'accessibilità in Europa come obiettivi fondamentali da raggiungere sul piano sia economico che sociale: per raggiungere il suo pieno potenziale, il mercato interno deve raggiungere tutti i possibili acquirenti e per questo gli obiettivi della partecipazione e dell'informazione dei cittadini tramite ICT sono fondamentali: ma questi obiettivi sono auspicabili anche per ridurre la disparità sociale e fornire a tutti le stesse opportunità educative, lavorative, sanitarie e informative. La combinazione di questi effetti genera quindi un circolo virtuoso che porta al miglioramento della società europea.

L'accessibilità dei servizi telematici, intesa come accesso ai dati da parte di persone disabili, è menzionata in una Comunicazione europea del 2005[Link esterno] che quantifica nel 15% il numero di Europei con disabilità di qualche tipo, e richiama gli Stati membri a realizzare servizi web accessibili a tutti i cittadini.

Una successiva comunicazione, "Towards an accessible information society"[Link esterno], è stata adottata nel 2008, facendo specifica menzione dell'accessibilità dei servizi web.

Le conclusioni[Link esterno] del Consiglio dei Ministri Europeo sulla comunicazione del 2009 spingono verso l'esigenza di trovare un approccio comune sull'accessibilità a livello comunitario. Gli Stati membri dell'Unione sono invitati ad implementare le linee guida WCAG 2.0 nella loro legislazione sull'accessibilità: si menziona la necessità di rendere accessibili gli apparecchi telefonici mobili, in particolare riguardo ai servizi di emergenza. Gli Stati membri sono invitati anche a tenere in considerazione criteri basati sul rispetto dell'accessibilità nello scegliere come assegnare fondi pubblici per realizzare servizi ICT.

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4. Le quattro strade per l’accesso universale

L'effettiva possibilità di migliorare il livello di eInclusion ed accessibilità in Europa dipende da una molteplicità di fattori, 4 dei quali risultano particolarmente importanti:

  1. Il ruolo delle associazioni e movimenti di diritti dei disabili: negli Stati Uniti, dove associazioni di questo tipo hanno una finalità maggiormente riconosciuta a livello legale, esse hanno potuto partecipare a diverse battaglie sull'applicazione di leggi come la Americans with Disabilities Act e la Section 508.
    In Europa ci sono alcune proposte di leggi che regolino il loro ruolo (in particolare è in discussione la proposta Directive for Equal Access to Goods and Services[Link esterno], ma al momento tali associazioni non godono di particolari poteri e responsabilità nel far rispettare le leggi sull'accessibilità.
  2. La maggiore pervasività dell'ICT: questo è un fattore potenzialmente sia di inclusione (se come probabile aumenteranno i servizi forniti tramite strumenti informatici) che di esclusione (se non si renderanno accessibili a tutti tali servizi, aumentando il digital divide). In Europa nel 2008 il 56% della popolazione utilizzava internet in modo regolare, ed il 93% aveva accesso alla banda larga. I dati indicano che questi indicatori negli ultimi anni si stanno alzando, e che si riduce anche la "forbice" di utilizzo tra la media della popolazione e le categorie svantaggiate (anziani, persone a bassa scolarizzazione, ecc.), ma in modo abbastanza lento.
    Nel frattempo, le nuove tecnologie (come quelle utilizzate nei cellulari di nuova generazione) devono essere attentamente monitorate perché siano implementate fin da subito con i dovuti accorgimenti di accessibilità e usabilità, in modo che riducano, e non aumentino, il digital divide.
  3. L'aumento della consapevolezza dei costi delle disparità sociali ed economiche: la e-Inclusion porta benefici se impiegata in un territorio, aumentando la produttività e le capacità di formazione, creando servizi governativi più efficienti e aumentando il mercato per le ICT: inoltre diversi studi mostrano che aumentare l'inclusione sociale contribuisce a ridurre la criminalità ed aumentare il livello della sanità pubblica. Il valore stimato del pieno raggiungimento della e-Inclusion per queste componenti è stimato in 35-85 miliardi di euro in 5 anni nella sola Europa;. Per sfruttare tale potenziale è però necessario studiare sistemi efficaci e misurabili per aumentare la consapevolezza e la competenza nell'uso dei nuovi mezzi di comunicazione da parte delle fasce svantaggiate di popolazione.
  4. Comunicare che prodotti inclusivi ed accessibili portano più vantaggi per tutti: rendere accessibile l'ICT aumenta il potenziale del mercato, rendendo più facile l'acquisto di beni e servizi online. Per aumentare e-Inclusion è fondamentale l'accessibilità, quindi occorre diffondere le tecnologie assistive fino a realizzare un "accessible intelligent environment" un ambiente di vita pervaso da tecnologie assistive accessibili. E' necessario inoltre adottare il principio del "Design for All", ossia progettare servizi studiati per tutti fin dalla loro progettazione: con questi accorgimenti si genererà un sistema ICT pervasivo, più interconnesso e migliore per tutti.

L'adesione dei principi del "Design for all" può essere facilitata a diversi livelli, a partire dalle scelte di progettazione delle industrie su singoli prodotti in virtù dei presupposti benefici economici derivati fino alla presenza sistematica, all'interno di ciascuna legge che riguardi politiche sociali ed economiche, di articoli precisi che spingano verso l'accessibilità di ogni manufatto e servizio: l'ostacolo principale che frena la diffusione di questo atteggiamento è che è difficile al momento quantificare i benefici economici di e-inclusion e accessibilità.

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5. Best practice e strategie future

A livello europeo è possibile adottare una combinazione di strumenti politici per favorire l'adesione a principi di inclusione ed accessibilità: semplificando si tratta di leggi, fondi e coordinamento tra gruppi di lavoro. Un esempio positivo in questo senso è il progetto "Total conversation"[Link esterno] per la realizzazione di un protocollo di comunicazione a distanza accessibile, in grado di gestire nella stessa "chiamata" interazione vocale, testo e video (per linguaggio dei segni) tramite telefoni mobili, funzionalità di grande importanza per le chiamate di emergenza.

Il sistema "Total conversation" è stato reso uno standard nel mondo dei telefoni cellulari di terza generazione grazie al progetto 3GP che ha coordinato diverse organizzazioni che sviluppano standard tecnologici a livello mondiale.
Questa funzionalità, nata per le esigenze di accessibilità di una minoranza della popolazione, ha migliorato l'esperienza d'uso di tutti i cittadini, anche normodotati, nei servizi pubblici e di e-commerce in grado di supportare tale funzionalità. I servizi fruiti tramite "Total conversation" forniscono infatti un feedback maggiore agli utenti, dando informazioni su più canali, e possono essere utilizzati tramite il canale preferito dagli utenti.
Realizzare prodotti accessibili da subito nel campo della TV interattiva, degli elettrodomestici, dei siti web eccetera può generare simili benefici per tutte le tipologie di utente.

Per incrementare il livello della e-Inclusion e dell'accessibilità occorrerà dunque operare a livello legislativo con tutti gli strumenti politici del caso, rendendo partecipazione, accessibilità ed interoperabilità "mainstream" e richieste per legge. In aggiunta a questo, occorrerà anche diffondere la consapevolezza che realizzare servizi inclusivi e progettati per tutti non è solo un "affare da buoni" ma anche un "buon affare".

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