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Garimpeiros tra task e test

Ogni attività pionieristica presenta incertezze e difficoltà, ma può riservare piacevoli sorprese. Come i Garimpeiros, gli esperti di usabilità inseguono qualcosa di prezioso.

a cura di: Ugo Goy | 15 giugno 2005


I Garimpeiros sono cercatori d'oro clandestini che svolgono la loro attività tra Congo e Angola.
Analogamente, chi si occupa di usabilità, insegue qualcosa di prezioso e opera, se non in condizioni di clandestinità, sicuramente tra la perplessità e la grande curiosità di chi del tema poco è avvezzo.

Qualcosa sta cambiando…
Infatti pur essendomi capitato – dopo aver risposto alla domanda "di cosa ti occupi?" - di sentirmi dire con tono evidentemente canzonatorio "Ah, Ah, usabilità? Ma è una parola che ti sei inventato tu?", ultimamente le attività di usabilità, nel processo di produzione di siti e applicazioni, sono richieste per un numero sempre crescente di progetti. Il riscontro è quindi propositivo.

In alcuni casi, partendo dal presupposto che tutto è perfettibile abbiamo effettuato valutazioni di un prodotto già finito, arrivando a fornire raccomandazioni su come poterlo migliorare; in altri siamo intervenuti nell'analisi dei requisiti per fornire attività di supporto nella progettazione o, ancora, in fase prototipale.

L'ultima attività, in ordine di tempo, che ha visto impegnato il nostro gruppo è stata la valutazione di un applicativo web a uso interno. Il vantaggio è stato quello di poter diffondere il nostro metodo di lavoro - la progettazione incentrata sull'utente - ed esserne perciò i primi beneficiari. La complessità di analisi dell'applicativo risiedeva nell'andare a comprendere esigenze e attività svolte da ogni singola figura professionale che avrebbe utilizzato il prodotto. Il flusso di lavoro che si voleva facilitare e automatizzare era distinto in tre fasi principali, con il coinvolgimento fino a sei diverse tipologie di operatori per ciascuna.

Dopo una valutazione euristica e un confronto con un esperto di fattori umani, durante i test funzionali ho affiancato in qualità di uditore il responsabile interno che si è occupato del progetto. L'essere presente in questo momento cruciale mi ha permesso di osservare utenti che testavano il prodotto, in alcuni casi per la prima volta. In questa fase sono emerse alcune carenze sulla progettazione delle interfacce che, a causa della familiarità che deriva dall'utilizzo, possono venir meno (errori di livello " skill-based", secondo la definizione elaborata da Rasmussen).
È seguita quindi una pianificazione delle attività che avrebbero poi portato a una sessione di test con utenti, ovvero la modalità identificata come maggiormente idonea in questo contesto operativo.

La peculiarità del progetto ha fatto sì che io potessi contare sulla grande disponibilità dei colleghi: ho potuto integrare le mie conoscenze effettuando interviste, fotografando quanto avvenuto nel recente passato (la procedura informatica doveva sostituire un iter secondo il quale tutto avveniva attraverso supporti cartacei, e-mail e telefonate) e individuando criticità e aspettative. Definito un protocollo e redatto un test plan, il test di usabilità è stato effettuato su sei soggetti nel corso di un'unica sessione.

Il metodo scelto per la conduzione del test di usabilità è stato lo "scenario - based": identificati otto scenari d'uso desunti dalle interviste, abbiamo verificato l'efficacia con cui venivano portati a termine i compiti inerenti il contesto d'uso. Sono stati identificati diversi casi in cui l'utente si è discostato dal modello previsto dal design dell'interfaccia happy path.

L'elevato numero di soggetti impegnati nell'iter che porta al task principale dell'applicativo è sicuramente una delle criticità del servizio. A utilizzare lo strumento sono, come detto, dipendenti del CSI-Piemonte con diversi profili. Nel nostro caso, alcuni utenti ricoprivano più ruoli. L'eterogeneità dell'utenza ha richiesto un'attività di reperimento di dati su caratteristiche di utilizzo e peculiarità (ad es. livello di competenza informatica, anzianità aziendale e relativa conoscenza delle procedure e convenzioni adottate.) per ogni profilo.
Interviste e test funzionali hanno permesso di chiarire chi, in che modo e secondo quali tempi sarebbe stato coinvolto nell'attività da informatizzare.

Una volta analizzati i risultati, abbiamo provveduto a presentare l'attività svolta e le relative conclusioni ai colleghi responsabili del progetto. Dopo questo incontro sono state stese le raccomandazioni, opportunamente classificate in base alle priorità d'intervento , al fine di migliorare il prodotto testato, per renderlo quanto più "efficiente, efficace e soddisfacente" possibile per gli utilizzatori finali.

Come già detto, la disponibilità prestata dai soggetti coinvolti è stata grande e, in ogni caso, credo che questa sia stata incrementata dalla chiara condivisione di obiettivi e finalità dell'attività svolta dal nostro gruppo. Parlare con i colleghi, ascoltare gli utenti, stimolare eventuali approfondimenti è attività importante quanto andare a scegliere il metodo più corretto per svolgere il compito che ci si è prefissi.

Ogni attività pionieristica, quale a ben vedere è la nostra, presenta incertezze e difficoltà, ma può riservare piacevoli sorprese.
Setacciate bene la sabbia… sarà la luce del sole a far brillare la pagliuzza d'oro.

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